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Stagione di Prosa – Teatro Sociale

Uno nessuno e centomila


Giovedi 12 aprile ore 21

COMUNE DI ROVIGO
Ufficio Stampa: Paola Gasperotto
Tel 0425/206102
e-mail: ufficiostampa@comune.rovigo.it

 


Stagione di Prosa – Teatro Sociale
Giovedi 12 aprile ore 21
Enrico Lo Verso
Uno nessuno e centomila
dal romanzo di Luigi Pirandello
adattamento e regia Alessandra Pizzi

 

La Stagione di Prosa del Teatro Sociale di Rovigo, chiude con un grande protagonista interprete di un grande spettacolo. Giovedì 12 aprile alle 21 andrà in scena Enrico Lo Verso con “Uno nessuno e centomila”.
“Dopo la Stagione Lirica, un'altra stagione si conclude con successo – ha detto il sindaco Massimo Bergamin -, ringraziamo il pubblico e i cittadini che hanno condiviso con noi questi importanti percorsi culturali”.


Settanta repliche sold out. Oltre 50.000 spettatori in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Luigi Pirandello. La storia è quella di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita a partire da un dettaglio. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità, lasciano il posto alla ricerca del SÉ autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita.

“Avrei voluto che Pirandello fosse vivo, per mostrargli la grandezza della sua parola, la contemporaneità di un messaggio, più attuale oggi a 100 anni dalla sua formulazione, il bisogno impellente, necessario, autentico del pubblico di approvvigionarsi della conoscenza di sé, di leggere per provare a decodificare quei segni della quotidianità come codici di accesso ai meandri delle proprie emozioni. Mi chiedo ogni sera, osservando il pubblico che, immobile, assiste allo spettacolo, se Pirandello fosse veramente consapevole delle conseguenze che la portata della forza tumultuosa, di quella giustapposizione di pensieri, di quella serie, interminabile, di quesiti, della ricerca smaniosa di risposte, avrebbero potuto produrre sul pubblico. O se, come spesso accade, il risultato abbia superato le intenzioni. Di certo nel suo pensiero e nella sua opera c’è la consegna al mondo del fardello della conoscenza, che è peso per la presa in carica di sé stessi, ma anche leggerezza per la scoperta meravigliosa di quella bellezza che ad ognuno la vita riserva.
Uno, nessuno e centomila è il romanzo chiave: non in quanto apoteosi o summa del pensiero, ma quanto incipit per un’analisi introspettiva e macroscopica sulle dinamiche esistenziali, ma anche socio culturali della società. Uno, nessuno e centomila “apre”, la mente a riflessioni e a dubbi, il cuore alla ricerca della propria essenza, ma soprattutto apre alla vita, affinché scelga la forma migliore con cui rappresentare l’individuo.
Ho raccolto l’eredità di questo pensiero, più per dovere che per amore per l’arte. Il dovere di chi fa questo lavoro e che è chiamato ad interpretare strumenti di conoscenza, inventando specifici e linguaggi in modo da renderli accessibili a tutti.
Ecco che UNO NESSUNO CENTOMILA, nel riadattamento del testo reso in forma di monologo, che ho voluto dargli diventa il presupposto per un teatro che “informa”, che supera la funzione dell’intrattenimento e diventa pretesto, occasione, spunto per la conoscenza. E in questo sta il dovere di un drammaturgo, nel trovare un codice per offrire al pubblico l’occasione per superare sé stesso. Poco importa se il pretesto sia una sera a teatro, del resto, Pirandello stesso ci insegna che il pretesto è pur sempre una banalità.
Ecco che la messa in scena di UNO NESSUNO CENTOMILA, affidata alla magistrale bravura di Enrico Lo Verso, è come una seduta psicoterapeutica: tutti ne sono attratti, ma in pochi sono consapevoli degli scenari che possono profilarsi.
Ecco che 70 minuti sono il tempo necessario ad affondare le mani nella propria mente, ricercare come in un dejà vu, gli elementi già noti, riconoscerli e iniziare a guardarli con una luce nuova.
Ecco che lo spettacolo rompe gli schemi, toccando uno dopo l’altro i conflitti di un’esistenza: il rapporto con i genitori, i dubbi sulla provenienza, il rapporto dei generi, la ricerca dell’identità ed, in fine, l’affermazione di sé.
Ecco che il pubblico si nutre di testo, in silenzio elabora, applaude e, ogni sera, ci chiede di farlo ancora… “
Alessandra Pizzi

 

 

Botteghino Teatro Sociale di Rovigo
telefono 0425 25614
e mail teatrosociale.botteghino@comune.rovigo.it

orari di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30
Giorni di spettacolo: mattutini 8.30/12.30 - 16.00/19.30 • matinée 10.00/12.30 -15.00/19.30
serali: 10.00-12.30 / 16.00-22.30 • lunedì chiuso salvo i giorni antecedenti gli spettacoli

Biglietti singoli
Prezzi                                     intero       ridotto*
platea e posto palco                € 26,00     € 23,00
Gradinata                               € 20,00     € 17,00
loggia                                     € 14,00     € 12,00
loggione                                 € 12,00     € 10,00
* ridotto under 25 e over 65

 

 

 

Rovigo, 05/04/2018
Comunicato n. 197/18

 


Data ultimo aggiornamento: 11/04/2018
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