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202^ Stagione Lirica 17/18

La Traviata


venerdi 16 febbraio 2018 ore 20.30 Turno A, domenica 18 febbraio 2018 ore 16.00 Turno B

COMUNE DI ROVIGO
Ufficio Stampa: Paola Gasperotto
Tel 0425/206102
e-mail: ufficiostampa@comune.rovigo.it

 

 

202^ Stagione Lirica 17/18
Teatro Sociale

venerdi 16 febbraio 2018 ore 20.30 Turno A
domenica 18 febbraio 2018 ore 16.00 Turno B
la traviata
musiche di Giuseppe verdi - libretto di Francesco Maria Piave
opera in tre atti
edizioni musicali Kalmus
Violetta Gilda Fiume
Flora Valentina Corò
Annina Arianna Cimolin
Alfredo Leonardo Cortellazzi
Germont Francesco Landolfi
Gastone Diego Rossetto
Barone Douphol Michele Soldo
Marchese Fabrizio Zoldan
Dottor Grenvil Zhengji Han
Giuseppe/ cameriere Andrea Biscontin
Domestico / commissionario Luca Scapin
Maestro concertatore
e direttore d’orchestra Francesco Ommassini
regia Alessio Pizzech
scenografie e costumi Davide Amadei
luci Roberto Gritti
orchestra regionale Filarmonia Veneta
Coro Benedetto Marcello
Maestro del coro Francesco Erle
coproduzione tra teatri e Umanesimo latino spa,
Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e Teatro Sociale di Rovigo
in collaborazione con opera studio del conservatorio Benedetto Marcello di Venezia

Un altro grande appuntamento con la Stagione Lirica del Teatro Sociale di Rovigo che vede venerdì 16 febbraio alle 20.30 vede in scena “La Traviata” di Giuseppe Verdi.
La presentazione dell'opera si terrà giovedì 15 febbraio alle 18 al Ridotto del Teatro Sociale a cura di Luigi Costato

“Uno spettacolo fatto di intimismo – spiega il regista Alessio Pizzech -, vibrazioni emotive, sguardi intensi che si dipanano in un mondo di apparizioni, frammenti laceranti di un universo di corpi e voci, al quale Violetta non appartiene più.
La mia ricerca sul mondo Verdiano dopo gli allestimenti che ho curato di Rigoletto approda adesso alla mia terza Traviata in un solo anno e la stimolo creativo è sempre quello di andare ad esplorare l’essenza del racconto attraverso una sottrazione di tutti quegli elementi narrativi che spesso appartengono solo ad una “tradizione della rappresentazione” e che impediscono però un racconto lucido di un’opera cosi’ potente come Traviata.

Storia anche questa di ultimi, di uomini e donne che sono eroi nel loro essere ai margini del mondo, del loro essere “dentro e fuori”, nello stesso momento, all’ordine sociale. Donne e uomini che diventano eroi di un sacrificio di sé stessi, alla ricerca di un amore che possa completare una mancanza profonda.

Violetta è così metafora di una diversità, di una mostruosità che il mondo non riconosce ma semplicemente utilizza per il proprio piacere.

Charles Dickens riferì che quando nel 1847 la Duplessis morì, Parigi la celebrò quanto una Giovanna d’Arco.
Nei pochi anni della sua giovinezza, Marie fu una “lorette” al centro della mondanità parigina. Anche la “pruderie” borghese si sentiva attratta da questa affascinante cortigiana, e da subito ne eternò il ricordo attraverso la letteratura, il teatro e la musica.
Armando l’aveva lasciata con un addio cieco di gelosia, ma, pentito, volle rivederla ancora una volta e riuscì a far riesumare la salma della sua Margherita. Quando Alexandre Dumas Figlio riscrisse questa storia quasi autobiografica, non più in un romanzo ma in un dramma teatrale, fece romanticamente morire Margherita tra le braccia del suo Armando come sarà poi per Violetta e Alfredo sulle note di Giuseppe Verdi.
“Amore e Morte” avrebbe voluto intitolare l’opera il compositore di Busseto, quasi che la vita della sua “Traviata” fosse segnata da queste due assolute condizioni, intense quanto ineluttabili.
La vicenda di Violetta potrebbe essere raccontata dunque come un commiato alla vita, una cerimonia funebre, fastosa e ottocentesca, che progressivamente come una malattia sottrae il respiro, la luce e il futuro alla giovinezza. Violetta ne è consapevole e prova ormai fastidio per la folleggiante società che la vuole sempre libera e protagonista di feste che giocano a sovvertire i ruoli sociali: ormai però ai suoi occhi, quei brindisi, quei valzer, quelle mascherate o cortei del “bue grasso”, le paiono fastidiosi carnevali su un marmo tombale.
Teme la solitudine, il destino di ogni cortigiana quando la giovinezza verrà a sfiorire, e costantemente chiede alla cameriera Annina di accompagnarla maternamente in questo deserto esistenziale. Violetta cerca la sincerità e la trova nell’amore che improvvisamente la lega ad Alfredo, quel giovane di provincia trascinato suo malgrado nel tourbillon del demi-monde. Al suo confronto, tutti gli altri sfocano come ombre.
Ma sulla felicità di Violetta incombe comunque il destino che, cupo come le convenzioni sociali borghesi, si presenta a lei incarnato da Germont. D’ora in poi il tempo accelera ineluttabilmente. Violetta tenta di scappare, umiliandosi prima di farsi umiliare e farsi ferire dal possessivo errore di Alfredo.
È tardi: siamo al termine della vita di Violetta. Con rassegnazione, ella ha dato l’addio al suo passato, a tutti i ricordi che non le serviranno più come mobili destinati ad un’asta. Annina l’accompagna e la conforta nella nera solitudine finale, in un buio protettivo che irritanti echi carnevaleschi tentano di violare come lame di luce. Alfredo arriva al capezzale di Violetta per offrirle un ultimo sogno: la sua salute rifiorirà. Ma le camelie di cui si era sempre circondata, ormai la accolgono come in un candido giardino di corone di fiori in un solenne epilogo della vita”.

Fotopiccinni Treviso.

 

 

 

Rovigo, 12/02/2018
Comunicato n. 65/18

 

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Data ultimo aggiornamento: 16/02/2018
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