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Comune di Rovigo

Provincia di Rovigo - Regione del Veneto.


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Articoli e Pubblicazioni

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IL CARCERE: LUOGO DI SOFFERENZA E MORTE

Sovraffollamento e gravi problemi di salute sono le principali criticità presenti nella terza relazione sull'attività svolta quale garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Rovigo, evidenziate da Livio Ferrari. Nell’analisi sull’operato del 2011 il problema più grave del carcere di Rovigo – evidenziato da Ferrari - resta quello del sovraffollamento, con tutto quanto si correla a questa situazione. Mediamente la popolazione detenuta nella Casa Circondariale di via Verdi ammonta a 110/130 persone, delle quali 90-110 uomini e 15-30 donne, suddivisi nella maniera seguente: in attesa di giudizio: 38%; condannati in attesa di appello: 16%; definitivi condannati: 46%. Il 62% della popolazione detenuta maschile e l’80% di quella femminile, è costituita da persone straniere in maggioranza extracomunitari, spesso privi di titolo di soggiorno e di punti di riferimento nell’area rodigina, per i quali formalmente è possibile l’accesso alle misure alternative, ma che comunque a fine pena sono soggetti all’espulsione. Le segnalazioni arrivate all’Ufficio del Garante nel corso dello scorso anno, per lettera scritta o per e-mail, da parte di detenuti o familiari di essi, sono state attorno al centinaio. I problemi più ricorrenti riguardano lo stato di salute, la concessione o il diniego di misure alternative o di permessi e i trasferimenti. Entrando nel merito della tipologia degli interventi sollecitati dalle persone detenute la gran parte delle segnalazioni concernono la paura di veder peggiorare la propria salute, già compromessa in modo conclamato, ovvero di non poter contare su una tempestiva diagnosi e cura di una patologia al momento della segnalazione ancora sintomatica ovvero di recente diagnosticata.

“È oggettivamente sempre più imbarazzante parlare dei detenuti morti nelle carceri italiane, in quanto le cifre sono impressionanti: 186 morti, di cui ben 66 per suicidio. Una vera e propria strage, che continua ininterrotta anche nel 2012 con attualmente: 62 morti dei quali 21 per suicidio, che ci deve far interrogare su un carcere non più solo luogo di limitazione della libertà personale, ma istituzione dove si rischia la vita e spesso la si perde. Il rapporto tra i suicidi delle persone ristrette in carcere e quelle libere è di 19 ad 1: una percentuale talmente sproporzionata da non essere spiegabile unicamente con la difficile situazione psicologica derivante dalla limitazione della libertà personale.

Carcere significa sovraffollamento, strutture vetuste, mancanza delle minime condizioni di igiene e spesso di cure sanitarie, ma anche isolamento prolungato e luogo dove vengono meno i principi fondamentali del diritto e dell’umanità. Pare evidente che quando alla limitazione della libertà personale si sommano altre condizioni di disagio, la situazione dei detenuti diventa drammatica e spesso porta ad un tale livello di disperazione da indurre al suicidio. Non da sottovalutare anche il prezzo pagato dalla polizia penitenziaria, sempre per quanto riguarda morti e suicidi (un centinaio dal 2000) e problemi di natura psichica e di dipendenza a sostanze. Se è vero che la civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri, le cifre di coloro che muoiono nelle carceri italiane dimostrano che, lungi dall’essere luoghi di rieducazione, come vuole la Costituzione, esse finiscano per diventare vere e proprie discariche sociali".


GARANTE DEI DETENUTI: IL SINDACO PIVA CONFERMA LA FIDUCIA IN LIVIO FERRARI

(ROVIGO, 28 SETTEMBRE 2011) – Livio Ferrari continuerà nel suo impegno di garante delle persone private della libertà del Comune di Rovigo sino al termine del suo mandato in quanto il sindaco Bruno Piva gli ha confermato la sua personale fiducia. Nominato nell’ottobre 2008 dall’allora primo cittadino Fausto Merchiori, Ferrari con l’avvento della nuova amministrazione, a seguito delle elezioni di quest’anno, ha ritenuto doveroso rimettere l’incarico in quanto è una nomina che deve godere della fiducia del Sindaco, il quale, con lettera del 26 settembre, nel ringraziarlo della disponibilità dimostrata, gli ribadisce la fiducia.

“La rinnovata fiducia diventa per me uno stimolo – afferma Livio Ferrari – per non perdere le speranze per scelte future che modifichino l’attuale drammatica situazione in cui versano le persone ristrette nelle carceri italiane. Non sono bastati i numeri eloquenti delle morti che produce la detenzione: 1.890, con 673 suicidi accertati, in undici anni (143 con 47 suicidi solo nel 2011) per far sì che il Parlamento la scorsa settimana assumesse delle decisioni per rendere meno disumani questi luoghi e ridurre il numero di presenze che continua ad attestarsi sulle 67.000 persone a fronte di una capienza di circa 45.000 posti nei 206 istituti per adulti presenti nel nostro Paese”.

“E’ inverosimile – continua Ferrari – come le politiche sull’esecuzione penale in Italia non trovino spazi di coscienza ed umanità, e nonostante frequenti le patrie galere oramai da oltre ventidue anni non riesco a trattenere la repulsione e il disgusto che mi producono le prigioni ad ogni visita. Come si può dire che siamo in un Paese di diritto visitando questi antiluoghi, dove la ristrettezza alla fine potrebbe anche essere uno dei problemi minori! Non potrò mai abituarmi a vedere lasciare questa umanità vivere nel degrado, come il malessere che corrode a sua volta il personale che vi lavora”.

“Ci sono gravi responsabilità politiche, da distribuire a piene mani, - conclude Ferrari - che hanno comportato il determinarsi della situazione attuale e, considerati i precedenti e l’inaffidabilità di effettive risposte operative ed umane che possono essere prodotte a livello centrale, ritengo sia giunto il momento che ogni territorio dove insistono i luoghi della privazione della libertà non possa continuare a guardare il consumarsi delle quotidiane tragedie ma se ne riappropri! Le carceri non possono essere altro dal resto degli spazi della collettività! I Comuni e i loro amministratori, assieme alle forze sociali, al volontariato e la cooperazione presidino su quanto avviene, intervengano con le rispettive competenze affinché le leggi siano rispettate e, soprattutto, aprano nuovi spazi di speranza all’esterno, scardinando muri di separazione e vendetta”.


Da Rovigo Oggi del 21 giugno 2011
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La situazione delle carceri italiane è inaccettabile, i detenuti rodigini sono esasperati dalla situazione che vivono quotidianamente, per questo hanno aderito allo sciopero della fame nazionale. Livio Ferrari (foto a lato), garante dei detenuti, lancia un grido di allarme: "Dobbiamo creare un coordinamento per la tutela dei detenuti, fino ad oggi è una fortuna che nessuno si sia suicidato come in altri penitenziari"

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Rovigo - “E noi diciamo stop al cibo” ecco perché sono partite dal carcere rodigino le colazioni, i pranzi e le cene dei detenuti, che per 5 giorni hanno sospeso l’alimentazione nel tentativo di smuovere le acque in un “agghiacciante e immobile oceano”. Dal 13 al 17 giugno, come su tutto il territorio nazionale, anche 100 detenuti su 120 della casa circondariale di Rovigo hanno aderito alla protesta, nella speranza che la loro voce riesca prima o poi a travalicare le alte mura di via Verdi.

“La protesta nazionale costituisce una contestazione assolutamente pacifica e nasce dall’esasperazione, – dichiara Livio Ferrari, garante dei detenuti – non è più tollerabile l’indifferenza che lo Stato e i comuni dimostrano nei confronti del problema carceri. I detenuti per 20 ore al giorno stanno in celle che sono dei buchi nelle quali “soggiornano” tra le 5 e le 6 persone, senza avere la possibilità di protestare, perché per protestare ci deve essere qualcuno da infastidire, ma qui nessuno sembra raccogliere lo stimolo”. A quanto pare infatti il gesto dei detenuti, al quale ha aderito anche Livio Ferrari e alcuni agenti e operatori, sembra cadere in quel inutile calderone di demagogie che a fine cottura cagliano in una serie di “sì vedremo, sì faremo” da parte dei direttori delle carceri e dei comuni. “E che a Rovigo non ci è ancora scappato il morto – sottolinea Ferrari – a Padova si sono tolti la vita già quattro detenuti quest’anno. E’ assolutamente necessario che i comuni riprendano in mano le carceri e comincino a gestirle, non con lo spirito caritatevole di un perbenismo molto diffuso, ma con un'azione politica efficace e concreta creando una rete operativa di comuni. Così facendo lo Stato non potrà continuare a stare in silenzio. E’ estremamente urgente intervenire a partire dalla questione sanitaria – prosegue Ferrari - da quando la gestione della salute all’interno della carceri è di competenza dell’Ulss e non più di pertinenza ministeriale – denuncia Ferrari - i detenuti, anche quelli nella casa circondariale rodigina, spesso non ricevono i medicinali di cui hanno necessità e le cure mediche adeguate che spettano loro di diritto”.

Allo stato attuale dagli uffici del carcere rodigino non è giunto alcun commento in merito allo sciopero della fame dei detenuti, ma sarà presto fatto il punto della situazione a livello nazionale. E’ infatti previsto per il 28 di giugno a Firenze l’incontro nazionale dei garanti dei diritti delle persone private della libertà personale, “per organizzare - conclude Ferrari - un efficace e funzionale coordinamento per i prossimi mesi”.

Camilla Ferrari

 

Livio Ferrari, garante dei detenuti di Rovigo, fondatore e primo presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, racconta le tematiche affrontate nel proprio libro “Di giustizia e non di vendetta”, dal quale emerge che il sistema giudiziario garantisce i ricchi e non i poveri. Ancora più penalizzati risultano gli immigrati
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Rovigo - Non ci sarà mai vera giustizia finché alcune persone saranno più tutelate, specialmente in fase di condanna. Livio Ferrari, garante dei detenuti di Rovigo nonché fondatore e primo presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, ne parla nel proprio libro “Di giustizia e non di vendetta” (ed. Gruppo Abele), partendo dal presupposto che “le tutele creano disparità”.
La disparità di sentenze per lo stesso reato tra italiani abbienti e poveri è solo uno dei tanti aspetti che Ferrari affronta nell’opera, forte dell’esperienza ultra ventennale di volontario sul campo.
E’ lo stesso autore a spiegare come il libro sia diviso in tre parti. La prima racconta alcune brevi biografie e riporta alcune lettere di detenuti, la seconda presenta alcune riflessioni che vanno dall’analisi della società che alimenta l’esclusione sociale al futuro delle carceri italiane passando per il ruolo del volontariato nelle case circondariali. Infine nella terza parte Ferrari presenta alcune proposte relative all’esecuzione penale e alla mediazione per i giovani adulti nonché per i sex offender e i clandestini.
Secondo le parole di Ferrari, il carcere è un fallimento, “lo dicono i dati forniti dal Ministero - spiega - secondo i quali oltre il 70% di chi sconta una pena in cella, risulta recidivo”. Al contrario, il 70% di chi la esegue almeno in parte secondo misure alternative, non ricade nello stesso reato. Da qui la proposta: “Usiamo i finanziamenti alle carceri per far restare i detenuti sul territorio, in modo conciliatorio rispetto al danno arrecato ed eventualmente restituire quanto sottratto, se possibile”. Secondo questa logica le attuali 206 strutture per adulti presenti sul nostro territorio nazionale potrebbero essere dismesse per tre quarti: “Si direbbe addio ai problemi di sovraffollamento - sottolinea Ferrari -, considerando che i detenuti sono 69 mila in Italia, su 42 mila posti previsti”. Riprende: “La carcerazione produce tanti di quei guasti, fisici e psicologici, che solo la minoranza di coloro che la subiscono riescono a resistere alle usure e a ritornare da liberi ad una “normalità” di vita”.
In quali casi, quindi, è previsto il carcere? “Nei casi di reati legati alla criminalità organizzata, il 16% dei detenuti - afferma il Garante - per loro è difficile pensare a soluzioni diverse. Per i cosiddetti “sex offender” invece si può pensare a luoghi di esecuzione penale diversificati ma garanti dei diritti umani”.
Tuttavia, i detenuti oggi ci sono e sono in gran numero. Di questi il 35% sono tossicodipendenti, il 38% extracomunitari. Quali sono i problemi in cui incorrono durante la detenzione? “Il problema più grave riguarda la loro salute. L’80% di chi entra sano esce malato e risulta difficile garantire le cure adeguate, da quando sono stati affidati al sistema sanitario nazionale. In secondo luogo non ci sono gli spazi adeguati per vivere: oggi una cella predisposta per una persona è occupata in media da sei. Capita spesso che alcuni cadano dai letti a castello e si rompano una gamba o un braccio”.

“Il carcere è un’esperienza che distrugge - rimarca Ferrari - tanto che il fenomeno dei suicidi ha numeri spaventosi: da inizio 2010 quelli accertati sono 46 e 150 le persone morte in totale. Si tratta spesso di ragazzi giovani, a pochi mesi dal termine della condanna”. Vietato perciò parlare di “certezza della pena”: “E’ l’ottica vendicativa dell’uomo che riporta a questi ragionamenti. Ogni giorno le persone cambiano, perché non si può pensare che anche i criminali possano cambiare in positivo?”. In una sistema giudiziario che garantisce i ricchi e non i poveri e asseconda chi si può permettere un buon avvocato, il carcere dovrebbe essere un luogo in cui si assicurano i criminali alla giustizia, invece le cose sembrano non stare così. Viene spontaneo chiedersi dove stia, a questo punto, la giustizia.


Elisa Barion - 16 novembre 2010

 

Carceri. Occorre alzare la voce (www.gruppoabele.org)
Esce oggi per le Edizioni Gruppo Abele «Di giustizia e non di vendetta» di Livio Ferrari, fondatore e direttore del Centro francescano di ascolto di Rovigo. Un'analisi della condizione delle carceri italiane viste da chi si spende da anni per i diritti delle persone detenute. Le storie, i dubbi e le proposte affinché la detenzione torni ad essere uno strumento di rieducazione e non di punizione.
Abbiamo intervistato l'autore. Il tuo libro nasce dall'esperienza personale di volontariato nelle carceri italiane e dal tuo impegno per i diritti dei detenuti.
Eppure proprio sul mondo del volontariato in carcere sollevi una serie di obiezioni...
Il volontariato in carcere oggi troppo spesso limita ad una funzione "missionaria" la propria presenza al fianco del detenuto. Ne accoglie i tormenti e le difficoltà, e spesso provvede anche alle sue esigenze materiali, come gli indumenti, supplendo a un servizio che dovrebbe assicurare lo Stato. Ma proprio così finisce, suo malgrado, per diventare un "sedativo" delle tensioni e delle violenze del carcere, per "narcotizzare" il sentimento di ribellione che tutti dovremmo provare per le condizioni disumane in cui versano i detenuti in Italia: centocinquanta morti da inizio anno, oltre cinquanta suicidi. Quando nel 1998 fondammo la "Conferenza nazionale volontariato e giustizia" lo facemmo con l'obiettivo di avere un ruolo politico e sindacale sul tema del carcere e della giustizia in Italia, e furono firmati due importanti protocolli con il Ministero della Giustizia sui temi della detenzione minorile e delle misure alternative. Successivamente, però, la voce delle associazioni di volontariato si è fatta sentire sempre meno, proprio oggi che è più necessario denunciare.
Nelle carceri italiane, sovraffollate, le celle si riempiono di persone povere e fragili - in gran parte immigrate e tossicodipendenti - che spesso scontano pene per reati di lieve entità. Come si è arrivati a questo punto?
La globalizzazione, con il suo consumismo e le sue disuguaglianze economiche e sociali lascia fatalmente indietro le persone più fragili. Chi sta ai margini diventa invisibile, o reso tale dalla reclusione. È la logica coltivata da una politica più attenta al penale che al sociale. Lo dimostrano, tra le altre cose, le tante ordinanze che si accaniscono sulle persone più fragili col pretesto del "decoro" delle città. Poi certo ci sono leggi che contribuiscono a riempire il carcere di persone che vivono ai margini, come la Bossi-Fini e il "pacchetto sicurezza" per le persone migranti e la Fini-Giovanardi per le persone tossicodipendenti. Tutto questo, unito alla scarsa applicazione delle misure alternative al carcere, ci ha portato alla situazione attuale.
Il carcere in Italia è sempre più inteso come una punizione per chi ha commesso un reato anziché un luogo di riabilitazione, come prevede la Costituzione. Come invertire la tendenza?
Un primo nodo da affrontare è quello dei "giovani-adulti" in carcere. L'attuale ordinamento penitenziario prevede sezioni speciali per i giovani dai 18 ai 23-25 anni, affinché il loro percorso detentivo sia finalizzato alla formazione e alla possibilità, finita la pena, di una vita diversa. Queste sezioni però non ci sono, e dove esistono si riducono a mere divisioni di spazi fisici, mentre sarebbero necessari progetti specifici, integrati con il dipartimento di giustizia minorile. L'altro nodo è quello delle misure alternative al carcere, che spesso vengono concesse solo a chi ha disponibilità economiche per difendersi con maggiore efficacia in sede processuale. Un fronte ulteriore su cui impegnarsi è quello dei detenuti extracomunitari: quando irregolarmente presenti sul territorio, al termine della pena vengono allontanati, vanificando l'obiettivo di rieducazione e reinserimento sociale previsto dalla nostra Costituzione. Per consentire a queste persone di costruire un percorso di integrazione, sarebbe necessario garantire, dopo la pena, un permesso di soggiorno temporaneo: solo così permettiamo all'ex-detenuto di ricominciare una nuova vita nel Paese in cui nel frattempo ha instaurato dei rapporti e messo radici.

Copertina libro (scarica)

 

“Il Garante Ferrari: carceri italiane in rovina abbandonate a sé stesse”
di Carlo Salvan, da “La Voce di Rovigo” dell’11 ottobre 2010

Rovigo - E' una situazione desolante quelle carceri italiane, quella tracciata da Livio Ferrari, giornalista e garante dei detenuti del Comune di Rovigo, che alla Fiera delle parole ha presentato sabato pomeriggio il suo ultimo libro “Di giustizia e non di vendetta”. “Quando si parla dei temi inerenti il carcere, spesso se ne parla in modo da bar – ha esordito – e può sembrare normale pensare di fare del male come vendetta: una semplificazione che è sbagliata”. Molte sono le morti in carcere. “Aldilà del dato numerico – ha spiegato Ferrari – dobbiamo sapere che i carcerati che si suicidano sono per lo più giovani, che magari dovevano scontare ancora solo qualche mese: allora perché uccidersi? Lo si capisce solo entrando nelle carceri e incontrando le persone recluse, dove nulla è normale, con una situazione inverosimile. Il carcere, così come è concepito oggi, non ha voglia di recuperare le persone, ma è progettato apposta per fare del male, a scopo di afflizione” ha illustrato il Garante. “E' importante poi capire l'atteggiamento di una società che demonizza l'errore e non vuole accettare chi sbaglia”. “Molti di quelli che arrivano in carcere sono poveri, persone con vite devastate, e uno Stato moderno non può rispondere al male fatto dalle persone mettendole in circuiti disumani – ha affermato Ferrari – io mi chiedo come facciano gli stessi agenti penitenziari a lavorare in certi istituti, dove mancano i pavimenti o in celle a dieci metri sotto terra”. Inoltre, “non trascuriamo che chi fa del male spesso è qualcuno che lo ha subito per primo. Ci si dimentica poi delle vittime dei reati, che attraverso il carcere non ottengono nulla”. “Questo libro tocca molti aspetti della vita carceraria – ha poi spiegato Ferrari - da quelli politici a quelli inerenti i numerosi volontari che operano nelle strutture penitenziarie, ed ha anche indicato delle prospettive future e proposte di modifiche di legge migliorative, per un maggior rispetto dei diritti delle persone”. Con amarezza ha infine sottolineato l'indifferenza della politica, anche di Rovigo: “L'anno scorso ho presentato la relazione come Garante al Consiglio Comunale, con aspetti anche forti rispetto alla questione della salute: non ho ricevuto nessuna critica o plauso, nessun commento, niente, un silenzio terribile”. Toccando invece il nuovo istituto in fase di realizzazione dietro la Cittadella sanitaria, netto è stato il suo pensiero negativo. “Sono due anni che si parla di piano carceri, per la cronica mancanza di posti, ma è solo mistificazione – ha chiuso Ferrari – ci sono 58 istituti chiusi in Italia, e alcuni nuovi mai aperti”.

 

SICUREZZA ROVIGO Carcere sovraffollato e condizioni sanitarie precarie per i detenuti - Forte disagio in cella aspettando il nuovo penitenziario

La denuncia del garante Livio Ferrari sulla vita in carcere. Oltre 130 detenuti in una struttura capace di ospitarne solo 60. Continua la costruzione del nuovo penitenziario di Rovigo, ma si attende il secondo stralcio lavori da 20 milioni di euro

Rovigo - Anche il carcere di Rovigo, come molti altri in Italia sta attraversando un momento difficile, dovuto da una parte ai tagli subiti da parte del Ministero della Giustizia, dall'altra al sovraffollamento. A parlarne è Livio Ferrari (foto a lato), fondatore e direttore dal 1988 dell’associazione di volontariato Centro francescano di ascolto e da ottobre 2008 garante dei diritti dei detenuti.

Il penitenziario di via Verdi si compone di due sezioni, quella maschile, con una capienza di 35 posti, tollerabile fino a 42 e quella femminile, che prevede 25 presenze. La media per gli uomini invece si attesta in media tra le 80 e le 100 persone, oltre il doppio quindi, “ma abbiamo toccato picchi anche di 110 durante l’inverno” spiega Ferrari, mentre sono circa 30 le presenze femminili effettive, nessuna con figli al di sotto dei tre anni.
Alta la presenza di extracomunitari tra i detenuti: il 60% degli uomini e il 75% delle donne, molti dei quali non hanno commesso alcun reato. Si tratta di clandestini, arrestati perché privi di regolare permesso di soggiorno, mentre un altro 30% è tossicodipendente (arrestato con l’accusa di furto o spaccio).

Il problema del sovraffollamento, quindi, è reale e difficile da gestire, causato in particolare dal transito per tre giorni delle persone in stato di fermo e rinchiuse nella cosiddetta “sezione degli isolati”, in attesa che il giudice convalidi o revochi l’arresto (una funzione che fino a poco tempo svolgevano le celle nel comando dei carabinieri o in Questura). Il via vai è pressoché continuo, tan'’è che per ricavare spazio si è fatto ricorso a soluzioni di “emergenza”, come aggiungere letti a castello a quelli presenti, anche fino a tre. “Qualcuno è caduto, fratturandosi qualche osso - aggiunge Ferrari -. Addirittura quando avevamo 110 uomini, sono stati messi a dormire sui materassi per terra, una condizione di degrado tremenda”.

Oltre alle persone in stato di fermo, il 50% dei detenuti a Rovigo è in attesa di giudizio, o, se condannate, in attesa del giudizio d’appello o della Corte di Cassazione. Tutti gli altri, hanno condanne al di sotto dei 4 anni di pena. “Non ci sono esponenti della criminalità organizzata - spiega il garante - perché non esiste la sezione 41 bis e la massima sicurezza, così come non c’è la sezione per i transessuali, che di conseguenza vengono portati a Belluno”. Non si sa ancora se il nuovo carcere, in costruzione e pronto nel 2012, ne sarà dotato.

Un altro grosso problema che affligge i detenuti è la questione sanitaria, “da quando nell'ottobre 2008 la legge ha imposto che le competenze passassero dal Ministero della Giustizia alle Ulss locali. Le aziende sanitarie non si accollano le piccole cure che spettano ai detenuti e non c’è alcuna possibilità, al momento di far fronte al problema dato che c’è una divergenza di fondo: le aziende sanitarie ritengono che i carcerati abbiano pari diritti di quelle in libertà” chiarisce Ferrari. Emblematico il caso di un uomo che ha dovuto attendere oltre un anno per avere una dentiera, e che gli è arrivata grazie alla generosità di un dentista.
E i tagli imposti dal Ministero non hanno certo aiutato, “c’è stato un periodo in cui ad ogni persona veniva dato un rotolo di carta igienica per un mese, e ad ogni donna un solo assorbente al mese”. Fortunatamente la nuova direttrice, Tiziana Paolini, ha provveduto a rimediare.

Grande attenzione da parte del Centro francescano di ascolto alla formazione e all'inserimento lavorativo: un progetto decennale, finanziato annualmente dai i bandi del Csv con il contributo del Comune di Rovigo, prevede l’inserimento in una cooperativa da sei mesi ad un anno. Qui, i detenuti fanno piccoli assemblaggi e gestiscono il magazzino di una Ulss: “Si tratta di percorsi a bassa soglia - conclude Ferrari - validi anche per le persone agli arresti domiciliari. Qualcuno al termine del progetto è stato addirittura assunto”. Dentro al penitenziario, invece, le opportunità lavorative non sono molte, una cooperativa fa fare piccoli assemblaggi a 10 persone, un altro fa lo “spesino”, uno lo “scopino”, infine tre ragazze lavorano nelle cucine.

Elisa Barion - 8 luglio 2010

 

RELAZIONE DEL GARANTE AL CONSIGLIO COMUNALE DI ROVIGO
Livio Ferrari ha fatto recapitare, nel corso del Consiglio comunale del 15 gennaio 2010, la sua prima relazione sull'attività svolta da ottobre 2008 a novembre 2009 quale garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Rovigo. Questa è la prima relazione al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio Comunale di Rovigo, nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento di istituzione del Garante, e assume anche il carattere di una sorta di bilancio di una esperienza che ha visto Rovigo all'avanguardia tra le città venete nell'istituzione di una figura di garanzia per le persone private della libertà personale. Il problema più grave del carcere di Rovigo – evidenziato da Ferrari - resta quello del sovraffollamento, con tutto quello che si correla a questa situazione. Mediamente la popolazione detenuta ammonta a 130/140 persone, delle quali 100-110 uomini e 25-35 donne, suddivisi nella maniera seguente: in attesa di giudizio: 38%; condannati in attesa di appello: 16%; definitivi condannati: 46%. Il 62% della popolazione detenuta maschile e l’80% di quella femminile, è costituita da persone straniere in maggioranza extracomunitari, spesso privi di titolo di soggiorno e di punti di riferimento nell'area rodigina, per i quali formalmente è possibile l’accesso alle misure alternative, ma che comunque a fine pena sono soggetti all'espulsione.
Le segnalazioni arrivate all'Ufficio del Garante nel corso del periodo oggetto della relazione, per lettera scritta o per e-mail, da parte di detenuti o familiari di essi, sono state attorno al centinaio. I problemi più ricorrenti riguardano lo stato di salute, la concessione o il diniego di misure alternative o di permessi e i trasferimenti.
Entrando nel merito della tipologia degli interventi sollecitati dalle persone detenute la gran parte delle segnalazioni concernono la paura di veder peggiorare la propria salute, già compromessa in modo conclamato, ovvero di non poter contare su una tempestiva diagnosi e cura di una patologia al momento della segnalazione ancora sintomatica ovvero di recente diagnosticata.
Per la risoluzione positiva di alcuni casi, è stato decisivo l’intervento del Garante nei confronti degli operatori sanitari dell'Asl 18 di Rovigo presenti nel carcere cittadino. Per altri casi è stato interessato il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Provveditorato Triveneto dell’Amministrazione Penitenziaria, l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Padova e la direzione della Casa Circondariale. L’azione del Garante si sviluppa spesso in una funzione di mediazione nel difficile rapporto tra il detenuto e gli operatori istituzionali.

Rovigo, 16 gennaio 2010 - Relazione

 

LA MUSICA ENTRA IN CARCERE PER PORTARE UN MESSAGGIO DI UMANITÀ
TORNA IL CONCERTO DI NATALE ORGANIZZATO DA COMUNE E CONSERVATORIO VENEZZE

“Le due città si parlano attraverso la musica”. Ha esordito così l’assessore ai Servizi sociali Giancarlo Moschin, presentando il concerto che si terrà lunedì 14 dicembre nella casa circondariale di Rovigo.
L’iniziativa, che torna per il terzo anno consecutivo, è frutto di una collaborazione con il tavolo delle carceri e il Conservatorio “F. Venezze”.
“Con questo concerto – ha proseguito Moschin -, vogliamo portare un messaggio di certezza del riscatto e l’attenzione e l’umanità di chi sta fuori. Non dimentichiamo che il carcere ha funzione anche di recupero, per questo è importante la consapevolezza che è possibile uscire dal tunnel e affrontare la vita con occhi nuovi. Il nostro è un sentimento di umana comprensione e vicinanza fraterna, ricordando anche chi opera all'interno di quel mondo”.
Parole pienamente condivise da Ilario Bellinazzi presidente del Conservatorio che ha aggiunto: “Un segno, una parola, un suono, possono aiutare i detenuti a ritrovare un po’ se stessi, per questo partecipiamo con grande soddisfazione all'iniziativa”.
Il programma prevede musica funky fusion con rielaborazione di standard jazz e soul.
I musicisti che parteciperanno al concerto di Natale nella casa circondariale sono: Davide Benini, Francesco Ganassin, Vincenzo Della Malva, Roberto Civinelli, Giuseppe Brischetto, Riccardo Paio, Luca Grani.
Rovigo, 11/12/09

 

ROVIGO: IL SINDACO, L'ASSESSORE E IL GARANTE INCONTRANO I DETENUTI
Mercoledì 18 novembre alle ore 10,00 il Sindaco del capoluogo polesano Fausto Merchiori, l'Assessore ai servizi sociali Giancarlo Moschin e il Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Rovigo Livio Ferrari si recheranno nella locale Casa Circondariale per incontrare le persone recluse e verificare lo stato di vivibilità della struttura.
Ad accoglierli la direttrice dell'istituto penitenziario Tiziana Paolini e il comandante Rosanna Marino che li accompagneranno nella visita al carcere e all'incontro con una rappresentanza dei detenuti delle sezioni maschile e femminile.

Rovigo, 16 novembre 2009

 

LA PRESIDENTE VIRGILI E IL GARANTE FERRARI A FERRAGOSTO INCONTRANO I DETENUTI
Tiziana Virgili, presidente della Provincia di Rovigo e Livio Ferrari, Garante delle persone private della libertà del Comune di Rovigo si recheranno ad incontrare i detenuti della locale Casa Cirondariale domenica 16 agosto per dare un segnale di attenzione alle persone recluse anche in questo periodo di ferie. La presidente di Palazzo Celio, nell'occasione, omaggerà sia i ristretti che gli agenti della polizia penitenziaria in servizio di un gelato.
Questa presenza si inserisce nella campagna lanciata dai Radicali italiani che stanno sollecitando deputati, senatori e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici affinché, assieme ai garanti per i diritti delle persone private della libertà, visitino tutti i 205 istituti penitenziari italiani e si uniscono alla “comunità penitenziaria” per una ricognizione approfondita della difficilissima situazione delle carceri italiane; per conoscere meglio e direttamente come vivono la realtà quotidiana direttori, agenti, medici, psicologi, educatori e detenuti, per essere così capaci di interpretare i bisogni e di proporre le soluzioni legislative e organizzative adeguate, sia immediate che a medio e lungo termine; ciò affinché gli istituti penitenziari possano essere non solo luogo di espiazione della pena ma realizzare a pieno i valori sanciti dall'art. 27 della Costituzione Italiana secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato; mentre, per quel che riguarda tutti i lavoratori che prestano la loro attività ad ogni livello negli istituti carcerari, devono essere garantite condizioni di lavoro moralmente, socialmente ed economicamente adeguate ai profili professionali ricoperti, che diano il giusto riconoscimento ai compiti di esemplare responsabilità espletati e che consentano di dare completa attuazione ai risultati delle rivendicazioni e delle conquiste, purtroppo oggi ancora in larga parte disattese.

Rovigo, 05 agosto 2009

 

IL GARANTE FERRARI INCONTRA I DETENUTI DI ROVIGO
Livio Ferrari, Garante delle persone private della libertà del Comune di Rovigo, incontrerà i detenuti ristretti nella Casa Circondariale di Rovigo: lunedì 2 marzo alle 14,30 sarà nella sezione femminile e venerdì 13 marzo alle 14,30 sarà in quella maschile.
Gli incontri sono stati richiesti dai detenuti stessi, attraverso una lettera con in calce le firme loro, per comprendere il ruolo e funzioni che ha il Garante rispetto alle molte problematiche che oggi vivono i detenuti, in un periodo di grande sovraffollamento degli istituti.

Rovigo, 25 febbraio 2009

 

A PADOVA SI DISCUTE DI SUICIDI E DI TUTELA DELLA VITA IN CARCERE
Venerdì 27 febbraio, con inizio alle ore 9:00, la Casa di Reclusione "DuePalazzi" di Padova ospiterà la giornata di sensibilizzazione su "Prevenzione dei suicidi e tutela della vita e della salute delle persone detenute", nell'ambito di tutta una serie di iniziative negli istituti penitenziari italiani promosse dalla Direzione Generale Detenuti e Trattamento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, a cui parteciperà anche Livio Ferrari, Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Rovigo.

Rovigo, 19 febbraio 2009

 

27/11/2008 - Il Garante dei detenuti Livio Ferrari ha incontrato il provveditore delle carceri del Triveneto

09/10/2008 - Livio Ferrari è il Garante dei detenuti

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